lunedì, 26 gennaio 2009
Ritengo che il fenomeno Facebook sia talmente in voga che non necessiti di note descrittive, sebbene l’impressione personale sia che molti degli iscritti al sito non abbiano le idee chiare sulla sua utilità: l’importante sembra sia esserci ed accrescere il numero di “amici”.
Dal mio punto di vista, che può essere o meno condiviso, direi che per molti è un modo come un altro per passare del tempo davanti al PC, curiosando fra volti e notizie che altre persone mettono a disposizione; una variante per aumentare il senso di gossip.
Così per la foga di esserci e di pubblicare qualcosa, Facebook si sta sempre più arricchendo di informazioni ed immagini che non sempre fanno onore al concetto di rispetto della privacy, personale e soprattutto altrui.
Non so quanti degli iscritti siano a conoscenza della politica con la quale Facebook si arroga il diritto di fare proprio tutto il contenuto multimediale o meno (dati del profilo, foto, video e commenti) che gli iscritti pubblicano sul sito, con la facoltà di trasmetterlo a terze parti per trarne anche un profitto.
Certo, l’iscritto ha la possibilità di richiedere a Facebook informazioni circa il trattamento dei propri dati, a chi sono stati trasmessi, di vietarne la pubblicazione e di chiederne la cancellazione…
Già… Sfido chiunque a limitare la diffusione di una foto rivenduta ad altri siti Internet per fini magari non proprio nobili e decorosi…
Inoltre, per chi è convinto che le proprie informazioni, foto e video compresi, possano essere visionate solo dagli “amici”, credo sia bene far presente che è già stata dimostrata la carenza di sicurezza del sito Facebook: pensate che l’emittente BBC ha fatto una trasmissione in merito.
Inoltre, penso possa essere interessante sapere che già un paio di ragazzi sono riusciti a prelevare in maniera automatica, tramite la scrittura di un apposito codice, informazioni di migliaia e migliaia di iscritti a Facebook… Bello no?
Tutto sommato, credo allora che sia utile riflettere bene prima di pubblicare qualcosa su Facebook o su qualsiasi altro sito Internet, perché se è vero che può essere facile e simpatico farlo, non è detto che poi non possa finire in mani sbagliate per un uso al quale mai si avrebbe pensato, con l'amaro epilogo di fare del male a se stessi oppure ad amici veri e non virtuali se non a familiari o parenti...
Purtroppo, le menti contorte e malate non sono una rarità: Internet ed i mezzi di comunicazione in genere, ne riportano esempi quasi quotidianamente.
Non è questione di colpevolizzare uno strumento o un mezzo messo a disposizione;
è doveroso ricordare che esiste una responsabilità, non solo etica ma anche legale, sull'uso che ognuno ne fa, compresa la diffusione di dati ritenuti sensibili (nomi e cognomi, foto, ecc...).
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Categoria:ipocrisia, riflessione, intelligenza
venerdì, 06 giugno 2008
Spesso la povertà delle parole è tale da confermare la mia convinzione che non potrebbero mai descrivere degnamente uno stato d'animo, un'emozione, un sentimento...
Eppure nelle parole che seguono, ritengo che l'autore ci sia riuscito egregiamente: è una lettera agli amici nel momento del suo ritiro dalla vita pubblica per motivi di salute.
Talora è bello avere l'opportunità di ricredersi.

Di Gabriel García Márquez
, Premio Nobel per la Letteratura nel 1982

MARIONETTA DI PEZZA
“Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di pezza e mi regalasse un brandello di vita, probabilmente non direi tutto cio’ che penso, pero’ in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quel che valgono, bensi’ per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, comprendo che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Avanzerei quando gli altri si fermano, sarei desto quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano, e come gusterei un buon gelato al cioccolato!
Se Dio mi donasse un poco di vita, vestirei in modo semplice, mi stenderei al sole, lasciando scoperto, non soltanto il mio corpo ma la mia anima.
Mio Dio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio, e aspetterei il sorgere del sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh sulle stelle un poema di Benedetti, e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Innaffierei con le mie lacrime le rose per sentire il dolore delle loro spine, e l’incarnato bacio dei suoi petali...
Mio Dio, se io avessi un pezzetto di vita...
Non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che amo, che la amo.
Convincerei ogni donna o uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano quando pensano che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi!.
A un bambino darei le ali, però lascerei che imparasse da solo a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la perdita degli affetti.
Tante cose ho imparato da voi, gli uomini...
Ho imparato che il mondo intero vuol vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel modo di salire la china.
Ho imparato che quando un bimbo appena nato stringe col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo mantiene afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro dall’alto, solo quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, però realmente non serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella cassa, infelicemente starò morendo.”


Le traduzioni a volte non rendono giustizia agli autori...  Eccone la versione originale.

MARIONETA DE TRAPO

"Si por un instante Dios se olvidara de que soy una marioneta de trapo y me regalara un trozo de vida, posiblemente no diría todo lo que pienso, pero en definitiva pensaría todo lo que digo.
Daría valor a las cosas, no por lo que valen, sino por lo que significan.
Dormiría poco, soñaría más, entiendo que por cada minuto que cerramos los ojos, perdemos sesenta segundos de luz.
Andaría cuando los demás se detienen, despertaría cuando los demás duermen.
Escucharía cuando los demás hablan, y cómo disfrutaría de un buen helado de chocolate!
Si Dios me obsequiara un trozo de vida, vestiría sencillo, me tiraría de bruces al sol, dejando descubierto, no solamente mi cuerpo sino mi alma.
Dios mío, si yo tuviera un corazón, escribiría mi odio sobre el hielo, y esperaría a que saliera el sol.
Pintaría con un sueño de Van Gogh sobre las estrellas un poema de Benedetti, y una canción de Serrat sería la serenata que les ofrecería a la luna.
Regaría con mis lágrimas las rosas, para sentir el dolor de sus espinas, y el encarnado beso de sus pétalos...
Dios mío, si yo tuviera un trozo de vida...
No dejaría pasar un solo día sin decirle a la gente que quiero, que la quiero.
Convencería a cada mujer u hombre de que son mis favoritos y viviría enamorado del amor.
A los hombres les probaría cuán equivocados están al pensar que dejan de enamorarse cuando envejecen, sin saber que envejecen cuando dejan de enamorarse!
A un niño le daría alas, pero le dejaría que él solo aprendiese a volar.
A los viejos les enseñaría que la muerte no llega con la vejez, sino con el olvido.
Tantas cosas he aprendido de ustedes, los hombres...
He aprendido que todo el mundo quiere vivir en la cima de la montaña, sin saber que la verdadera felicidad está en la forma de subir la escarpada.
He aprendido que cuando un recién nacido aprieta con su pequeño puño, por vez primera, el dedo de su padre, lo tiene atrapado por siempre.
He aprendido que un hombre sólo tiene derecho a mirar a otro hacia abajo, cuando ha de ayudarle a levantarse.
Son tantas cosas las que he podido aprender de ustedes, pero realmente de mucho no habrán de servir, porque cuando me guarden dentro de esa maleta, infelizmente me estaré muriendo."


Credo sarebbe un bel modo di ringraziare l'autore anche ricordandolo nelle nostre preghiere per la sua salute.
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Categoria:riflessione, preghiera
lunedì, 31 marzo 2008
Sono passati mesi dall’ultimo mio post ed anche questa pausa riflette un po’ della mia personalità.
Talvolta le parole portano con se un peso che non voglio trascinare ed è allora che il silenzio è per me come una benedizione in mezzo al caos del quotidiano vivere.
Rifletto spesso sul senso di questa vita, in particolar modo quando da un momento all’altro qualcuno che conosco smette di farne parte per passare ad un’altra esistenza, sicuramente migliore di quella terrena.
Nel giro di pochi giorni ho portato l’ultimo saluto ad un giovane amico, poco più che ventenne ed alla mia nonna, prossima quasi ad un secolo di vita.
Due esempi nei quali la dimensione del vivere quotidiano assumeva aspetti diversi, pur essendo simili per natura.
Accettare che la vita terrena giunga al termine per le persone care non è sempre facile; ciononostante non credo ci possa essere soluzione diversa oltre che alla disperazione ma su quest’ultima non mi voglio soffermare perché anche se posso comprenderla, non la condivido.
Preferisco la consolazione della convinzione che ora possano vivere in una dimensione migliore di quella terrena, dove la sofferenza lascia il posto alla pace.
Nella tristezza della perdita di due care persone c’è stata anche la gioia per una cara amica che ha dato alla luce una bambina, entrata a far parte di questo mondo un po’ prima del tempo prefissato ma che ora sta bene.
Riflettendo sullo spirito immortale che è in ogni vita, mi rendo conto che alla fin fine la nascita e la morte, altro non sono che un passaggio da una forma di vita ad un’altra, così da rappresentare entrambe la nascita ad una nuova forma di vita, benché decisamente diverse nella forma e nella natura.
Eppure…Rimane sempre quell’amaro per due vite scomparse dalla mia vista…
Quello che le parole non posso fedelmente esprimere, rimane solo al cuore comprendere.
In questo, ancora una volta mi rendo conto di quanto povere possano essere le parole di fronte ai sentimenti.
Tuttavia, come se non nelle parole, è possibile comunicare, dare e trovare consolazione e forza?
Nel mio piccolo, so che a fare la differenza fra parole e parole è la qualità delle stesse che tende a disperdersi quanto più la loro quantità supera il dovuto.
Così assume valore anche il silenzio come forma di perfezionamento della comunicazione.
Purtroppo in questa società dove le parole si ripetono e si accavallano, credo sia sempre meno lo spazio per ascoltare se stessi in silenzio ed a volte ho l’impressione che nemmeno lo si ricerchi per la quasi paura di quello che si potrebbe udire.
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Categoria:riflessione
lunedì, 24 dicembre 2007
Siamo ormai alla vigilia di un nuovo Natale ed alle porte di un nuovo anno.
Da queste pagine questa volta è mio desiderio fare a tutti coloro che passeranno di qui per voglia, per caso o per errore, i miei sinceri auguri di Buon Natale e Felice 2008.


«A Betlemme i pastori trascorrevano la notte nei campi.
L'Angelo del Signore annunciò loro la nascita del Salvatore.
La gloria del Signore illuminò i pastori.
E l'Angelo disse loro: non temete.
Annunciò allora una grande gioia per essi e per tutti i popoli della terra: oggi il Cristo Re, Dio Salvatore, è nato nella città di Davide.
E dall'alto dei cieli si udì un coro cantare: gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà che Egli ama!»

Canto di Natale tratto da un antico scritto conservato al Museo di Berlino
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Categoria:ricorrenza, preghiera, armonia
venerdì, 09 novembre 2007
In Italia l’immigrazione è aumentata in maniera smisurata al punto che gli organi di pubblica sicurezza non sono in grado di stimare il numero di clandestini presenti nel nostro paese; a dichiararlo non è il primo che passa per la strada ma è il prefetto Serra nel corso della trasmissione Ballarò andata in onda lo scorso 6 novembre.
Il fenomeno era prevedibile fin dal momento in cui si è deciso l’ingresso in Europa di paesi particolarmente a rischio che con l’abbattimento delle frontiere hanno potuto godere della libera circolazione nell’Unione Europea.
Le istituzioni preposte hanno evidentemente sottovalutato la questione, gestendo in maniera inadeguata il crescente afflusso di immigrati e provocando così criticismi i cui effetti sempre più frequentemente si ripercuotono sulla società.
Come se non bastasse, vogliono chiudere i Centri di Permanenza Temporanea (CPT) presso i quali, gli immigrati che hanno “perso” i documenti, dovrebbero rimanere circa una decina di giorni prima di essere rimpatriati. Tralasciandone la reale efficacia dei CPT, in questo modo verrà a mancare un filtro nei confronti dell’immigrazione clandestina.
Diventa sempre più difficile percepire quell’arricchimento di cui gli Italiani avrebbero dovuto beneficiare con l’ingresso in Europa dell’Italia e di altri paesi, mentre i disagi che continuamente ne derivano si percepiscono molto bene. Forse sarebbe ora che qualcuno al governo fornisse delle risposte ai numerosi dubbi in merito.
Basti considerare che fin dall’introduzione della moneta unica il potere di acquisto degli Italiani si è letteralmente dimezzato: anche fare la normale spesa settimanale ora vuol dire spendere il doppio di quando a circolare era la buona e vecchia Lira Italiana.
Gli stipendi per contro, non sono stati adeguati al nuovo costo della vita, dando vita così a nuove situazioni di precarietà e di povertà, dove arrivare alla fine del mese è divenuto un serio problema.
Tante sono le difficoltà degli Italiani a far quadrare i conti che alla fine l’intera economia nazionale ne ha risentito e quando perfino alcuni industriali arrivano a dichiarare che gli stipendi degli Italiani sono troppo bassi vuol dire che siamo davvero messi male.
Ma il problema non è solo quello degli stipendi inadeguati; esistono grosse difficoltà anche per trovare un lavoro che consenta uno stile di vita dignitoso con la possibilità di fare investimenti orientati al futuro.
In buona parte il problema è legato anche alle riforme introdotte in materia di lavoro che hanno consentito la stipulazione di contratti assurdi.
Ci vengono a dire che ora ci sono più persone che lavorano ma per completezza di informazione ci dovrebbero anche dire in quali condizioni.
Vengono stipulati contratti di lavoro per la durata di un giorno, due e magari anche per una settimana e poi?
In alcuni casi, le amministrazioni locali hanno autorizzato contratti di lavoro che non prevedono il versamento di contributi e nemmeno la copertura della malattia… Il tutto assolutamente in regola.
Cosa dire poi del lavoro la cui manovalanza è tipicamente costituita dalla manodopera immigrata? Orari di lavoro e retribuzioni indecenti accettate per necessità che alla fine degradano non solo le persone coinvolte ma tutto il meccanismo di domanda ed offerta del mondo del lavoro.
Siamo di fronte ad una rilevante precarietà lavorativa, vergognosamente consentita dalle leggi.
Ci vuole coraggio poi, ad indignarsi per i giovani che ad una certa età abitano ancora con i genitori, quelli che qualche politicante di dubbio gusto e poca sagacia ha definito “bamboccioni”. Uscire di casa senza un lavoro fisso? E chi paga l’affitto, le bollette e le spese per mantenersi? Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che spesso chi dovrebbe governare l’Italia non si rende conto dei problemi che devono affrontare gli Italiani per vivere.
Il clima di disagio economico a cui si è giunti nel nostro paese è palpabile e la malavita ne approfitta per crescere, reclutando non solo cittadini Italiani ma anche immigrati che in qualche modo devono pur procurarsi i soldi per campare.
Le testimonianze che la cronaca riporta sempre più frequentemente sono eloquenti: negli ultimi anni sono in deciso aumento i casi di criminalità che vedono implicati immigrati più o meno regolari. Violazioni di domicilio, furti, aggressioni, violenze, omicidi… Se fino a poco tempo fa il tipico borseggiatore si limitava ad estorcere i soldi e se il derubato non reagiva l’episodio si concludeva senza alcuna forma di violenza, ora la violenza viene anteposta alla richiesta di denaro. Una violenza assurda, inspiegabile ed immotivata che talora arriva fino ad uccidere il povero malcapitato. La stessa violenza che purtroppo i dati dicono che in maggior parte è rivolta vigliaccamente al mondo femminile…
Così oltre che dover fare fronte ai problemi economici, gli Italiani ora vivono in un assedio malavitoso che sempre più pesantemente compromette il loro senso di sicurezza.
Gli organi di Polizia che dovrebbero garantire il diritto alla sicurezza dei cittadini, arrivano a scioperare per manifestare pubblicamente il loro disagio: a fronte dell’aumento della criminalità i fondi per la pubblica sicurezza sono stati tagliati anziché aumentati e la Polizia si ritrova così senza mezzi e senza personale.
Come se non bastasse, le leggi troppo garantiste vigenti in Italia sono talmente concepite male che perfino i criminali colti in fragranza di reato vengono rimessi in libertà poco dopo l’arresto. Lo stesso prefetto Serra ha raccontato di un caso dove un sabato sera sono stati arrestati 12 rumeni che avevano rubato tonnellate di rame ed il lunedì successivo, prima delle 9.30 i colpevoli sono stati rilasciati perché non esisteva il sospetto di fuga…
Cosa dire poi di quell’indulto che ha vomitato numerosi criminali in mezzo alla società dando loro modo di compiere altri crimini invece che far loro scontare la giusta pena? Il sovraffollamento delle carceri non è un valido motivo per attentare alla pubblica sicurezza con leggi vergognosamente ingiuste e degne solo di menti incapaci di comprendere la gravità della questione, menti che oserei definire altrettanto criminali.
Alla luce di episodi come questi è ovvio che nelle persone nasca un motivato senso di impunità dei crimini.
Anche oltre confine hanno capito molto bene che in Italia si può delinquere senza pagare o pagando per modo di dire… Lo hanno capito così bene che l’Italia si sta trasformando in un vero e proprio ricettacolo della malavita.
Aumentano gli accampamenti irregolari di immigrati troppo spesso sinonimi di immigrazione malavitosa e di quanto ne deriva: droga, prostituzione, rapine, violenze ed omicidi…
I cittadini Italiani vivono nell’insicurezza e per questa arrivano a cambiano le loro abitudini di vita.
Ma non tutti vivono nella paura: alcuni si sono davvero stancati di subire ed hanno iniziato ad organizzarsi autonomamente con ronde private. Purtroppo in questo clima di malessere, hanno trovato spazio anche reazioni di carattere xenofobo e razzista: si tratta di episodi per ora limitati e sicuramente da condannare come ogni altra manifestazione di intolleranza, di abuso e di violenza, da qualunque parte giunga.
Passare da vittime a carnefici non è la soluzione giusta per risolvere i problemi.
Tuttavia non si può negare che l’immigrazione irregolare ma anche parte di quella regolare, sta creando problemi di vario genere.
Anche lo stato da parte sua non contribuisce molto a sedare gli animi esasperati per problemi di sicurezza ed economici. In alcuni casi lo stato sembra essere più attento alle necessità degli immigrati invece che a quelle degli Italiani e questo non può far piacere a chi è Italiano e paga regolarmente le tasse.
Basta vedere come per gli immigrati sono praticamente garantiti una serie di servizi ed agevolazioni, quali ad esempio l’assegnazione di alloggi, la sanità pubblica e le spese per la pubblica istruzione, ai quali molti Italiani possono solo auspicare. Molti Italiani si vedono inseriti in liste di attesa per prestazioni pubbliche dove i primi posti sono già stati assegnati ad un vero esercito di immigrati e di extracomunitari.
Allora, cosa si può dire alle numerose famiglie di contribuenti Italiani in difficoltà economiche quando i loro comuni di residenza invece di aiutarle si preoccupano di dare una diaria giornaliera agli zingari o quando assegnano gli alloggi ad extracomunitari, lasciando agli Italiani anche l’onere di pagare l’affitto di casa?
Non è questione di demagogia: tutta questa ingiustizia non aiuta certo a creare un clima di convivenza accettabile.
Certamente è giusto parlare di inserimento degli immigrati ma è ancora più giusto e doveroso che le necessità degli Italiani siano per prime collocate in una posizione di privilegio: l’Italia è prima di tutto degli Italiani, ossia di coloro che pagano le tasse per sostenere le esigenze di casa propria.
Non è il caso di parlare di intolleranza o di razzismo ma solo di logica e coerenza: quale padre di famiglia si preoccupa delle necessità degli estranei prima di quelle dei suoi familiari?
A dirla tutta poi, alcuni immigrati arrivano in Italia con la pretesa di soffocare i nostri valori ed il nostro credo per imporre le loro abitudini e la loro religione. Spiacente per loro ma non possono pretendere di arrivare perfino a togliere i crocefissi dai luoghi pubblici: è la nostra religione e va rispettata anche se non condivisa.
Una civile convivenza parte dal reciproco rispetto. Ma in tutto questo, c’è sempre una buona fetta di colpa che ricade sui nostri governanti, dimostratisi incapaci di tutelare il bene dell’Italia.
I gravi fatti di cronaca nera che accadono se da una parte vedono l’implicazione di soggetti che non hanno saputo o non hanno voluto integrarsi, dall’altra mostrano le istituzioni che non hanno saputo agire in maniera adeguata ai numerosi problemi che l’immigrazione smisurata sta creando.
I nostri governanti hanno la responsabilità ed il dovere di recepire il malessere che si è instaurato, ascoltando prima di tutto le esigenze dei cittadini Italiani e dando loro delle soluzioni adeguate.
Con quale coraggio gli stessi governanti si preoccupano di fare bella figura a livello internazionale in termini di integrazione degli immigrati, di aiuti economici a nazioni estere e di collaborazioni in azioni militari oltre confine, quando a pagarne lo scotto sono sempre i soliti cittadini Italiani?
Certo, non tutti gli immigrati hanno la fortuna di vivere sulle spalle degli Italiani e forse è proprio questo a motivare buona parte della criminalità legata agli stessi immigrati.
Ci sono troppi immigrati in Italia senza un regolare permesso e senza un regolare lavoro.
Se un immigrato non ha un lavoro e non ha mezzi propri di sostentamento, non ha il diritto di vivere in Italia e deve essere allontanato assolutamente. Non mi si venga a parlare di xenofobia! Il motivo alla base della tesi è molto semplice: se questo immigrato non lavora, in che modo riesce a procurarsi di che vivere? La banale risposta giunge perfino da un vecchio proverbio: «la necessità fa l’uomo ladro!». La cronaca conferma questa ipotesi: troppi crimini contro la società vedono implicati immigrati, e la maggior parte di questi sono persone che non hanno voluto o potuto trovare un lavoro regolare.
Torno a ripeterlo, gli immigrati hanno certamente dei diritti ma prima di tutto hanno il dovere di integrarsi e vivere civilmente all’interno della nostra società, malgrado tutti i difetti che questa possa avere, rispettandone le regole ed i doveri.
Chi entra in Italia e non ha un lavoro o comunque non ha propri mezzi di sostentamento non deve rimanere in Italia.
Chi viene in Italia e si macchia di crimini nei confronti della società deve essere condannato, deve scontare tutta la pena e poi deve essere accompagnato al confine ed espulso. Se rientra, ancora carcere e poi deve essere ancora rimpatriato.
Chi invece entra in Italia e trova un regolare lavoro, è il benvenuto ma da cittadino Italiano devo anche dire che lo stato dovrebbe prima preoccuparsi di trovare un lavoro a tutti quei cittadini italiani che sono in cerca di occupazione.
Il motivo è sempre lo stesso: l’Italia è prima di tutto la casa degli italiani e dovrebbe essere un sacrosanto diritto di ogni Italiano godere in primis di privilegi e di agevolazioni rispetto agli immigrati.
Mi dispiace ma, soprattutto quando non si naviga nell’abbondanza, prima di tutto bisogna pensare agli interessi di casa nostra e poi a quelli di chi non è Italiano.
Vedendo a che punto di esasperazione sono giunti gli italiani, credo che le belle parole e le belle figure debbano essere messe da parte dai nostri governanti che dovrebbero invece rimboccarsi le maniche ed agire in fretta contro l’esubero di immigrati e la criminalità ad essi associata. Me lo auguro per il bene di tutti, immigrati compresi.
Ancora una volta lo torno a ribadire: ridate l’Italia agli Italiani!
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Categoria:lavoro, tolleranza, immigrazione, patriottismo, belpaese, criminalità
lunedì, 15 ottobre 2007
L’autunno ormai si fa sentire sebbene le belle giornate di sole non manchino.
L’aria fredda attraversa gli abiti e così i brividi il corpo.
Sarà forse questa stagione, ma di fatto anche al riparo fra queste mura oggi mi sembra di sentire il freddo che entra in me.
Probabile che sia altro a farmi quest’effetto ma preferisco non pensarci troppo per soffermarmi invece sui colori che la natura comincia a vestire.
Così fra brividi ed armonia, accolgo l’istante e cerco di trarne il meglio per tranquillizzare il cuore e la frenesia dei pensieri che fin troppo spesso vanno oltre quel che vorrei.
Guardo l’acqua di quel lago a me carissimo, libera dal movimento delle persone ora è più limpida che mai.
Chiudo gli occhi e vedo oltre quel meraviglioso panorama…
Lascio da parte i problemi di tutti i giorni ed il ricordo di quelle persone che con il loro atteggiamento attentano alla serenità interiore.
Ora è Madre Natura ad essermi compagna e con lei mi è più facile percorrere anche il cammino della mia anima.
Respiro e sospiro…
So che questo è solo un momento della mia vita e che presto tutto tornerà come prima…
Fa niente, va bene così…
Lascerò che ancora mi si riversi addosso il peso di questa vita ma almeno adesso mi sarà più facile accettarla.
Grazie a te o Madre Natura ma soprattutto grazie a chi di te ne è artefice.
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Categoria:natura, armonia, gratitudine
giovedì, 11 ottobre 2007

Caratterialmente io non posso dire di rientrare nella categoria dell’ottimista tipico e per tale ragione, parlare di pensiero positivo e quant’altro ci giri attorno non mi mette molto a mio agio, sebbene in talune occasioni capita che sia quasi doveroso.
Posso comunque dire a ragion veduta che non credo esista calamita migliore per la sfortuna di chi se la vuol tirare appresso!
Niente di male per costoro, dopo tutto sembra essere quello che effettivamente vogliono e sono liberi di fare le proprie scelte.
Ritengo invece ci sia qualcosa da ridire per coloro che sono nelle condizioni di dover condividere parte della loro vita con questi “eterni sfigati” o di doversi prodigare per loro.
Sono da paragonarli quasi a dei cavalieri medioevali, coinvolti in una lotta estenuante contro i draghi: meriterebbero un monumento!
Nel mio piccolo, posso anch’io raccontare di fatti analoghi… L’ultimo, giusto ieri.
Io: «cosa vuoi per il l’occasione? Ti serve qualcosa in particolare? Mi piacerebbe regalarti qualcosa di utile piuttosto che rischiare di prenderti qualcosa che poi non è di tuo gradimento».
Lei: «non voglio niente. Te l’ho già detto».
«Dai preparati che stasera al mio rientro andiamo via».

«Dove andiamo?»
«Non ti preoccupare, tu preparati».
«Guarda che se mi porti a prendere il regalo… Te l’ho detto, non lo voglio».
La sera…
«
Bene, dai andiamo».
«Dove andiamo?»
«Andiamo…»
Ricordavo che recentemente aveva lamentato di non avere una giacca leggera da indossare in questo periodo.
Entrati nel negozio di abbigliamento, mi dirigo verso il reparto donna alla ricerca di qualcosa adeguato allo scopo ed in linea con i suoi gusti (impresa non facile). Dopo un tot di tempo, arriva anche lei.
«Che ne dici di questa? Ti piace?»

«Ma perché lo fai? Te l’ho detto che non voglio nulla».
«Dai provala...»
E vanti così per un po’ finché non si decide a provare qualche capo per poi tornare a quello che pensavo fosse più adatta a lei.
Passo alla cassa, pago ed usciamo.

«Non lo dovevi fare; grazie comunque».
Arriva l’orario di andare a cena ma nel frattempo è riuscita a tirar fuori un argomento che le sta parecchio a cuore: “dio denaro” . Gira e rigira, stuzzica e insiste con la solita solfa fino a quando è riuscita a farmi perdere la pazienza e farmi sbottare: niente voce alta, niente scenate ma due o tre paroline tanto per puntualizzare che non sono uno stupido e che certe cose le percepisco.
La conosco bene, è una strategia che adotta quando ha voglia di rompere le scatole, così tanto per creare un po’ di dissapori…
«Dai preparati che andiamo a cena fuori».

«Guarda che io non pago».
«Mi pare di averti inviata…»
Dopo un giro di telefonate andate a vuoto (vedi “filone sfiga”), decido di andare in una struttura dove hanno saputo egregiamente abbinare locali di cucina etnica a centri sportivi e benessere.
Il viaggio in auto è stato molto silenzioso: lei ha toccato la mia mano destra con la sua due o tre volte (modello “toccata e fuga”) ma non mi andava proprio di far finta che tutto andasse bene. Anche in questo atteggiamento riconosco un suo classico modo di fare: prima mi fa girare le scatole e poi fa la parte della finta vittima bastonata. Che palle…
Comunque arrivati sul luogo ed entrati, mi accorgo che non c’è nessuno alla reception il che mi è sembrato strano… Attraversando il corridoio adiacente alla piscina ed al centro benessere, constato che le porte di accesso alla zona ristoranti sono chiuse. Chiedo ad una ragazza del personale la quale, dopo aver premesso che sono solo due giorni che lavora lì, mi dice che probabilmente la zona ristoranti sarà aperta a partire da venerdì sera… Ringrazio, saluto ed usciamo…
In tanti anni che frequento questa struttura non mi è mai capitato: non sarà il solito “filone sfiga”?
La persona che era con me l’eterna sfigata di turno, quasi con aria soddisfatta mi dice: «fa niente, grazie del pensiero ora torniamo a casa».
Lì per lì gli ho detto che mi sembrava un’ottima idea (non ce la facevo quasi più a sopportarla), tanto era quello che voleva: far andar male la serata.
Subito dopo mi sono ripreso e senza dirle nulla l’ho portata in un ristorante cinese che conosco bene.
Fatalità (per modo di dire visto che passa parte della vita al telefono) riceve una chiamata sul cellulare e comincia a paralare con la sua solita enfasi da telenovela.
Io intanto entro nel locale per prendere posto anche perché onestamente non mi piace stare ad ascoltare le sue telefonate.
Dopo “qualche” minuto, arriva anche lei, ancora attaccata al telefono. Siede e poco dopo chiude la chiamata riportandomi poi i soliti saluti di proforma.
Al momento di prenotare ordina solo un frugale antipasto ed un primo.
Le chiedo in più occasioni se vuole prendere qualcos’altro… Niente da fare; con la consueta espressione a cavallo tra l’insoddisfazione e la desolazione, rifiuta le mie proposte. Nessuna sorpresa per me, anzi, direi quasi scontato…
Così mi ritrovo al secondo piatto con la mia commensale che mi guarda mentre mangio…
Bello no? Ho preferito lasciare buona parte della portata per porre fine a quella scena di poco gusto che mi creava disagio. Ovviamente questo lei lo sa ed evidentemente le va bene così…
Perfino al momento di chiudere la cena con il caffè, è arrivato il suo rifiuto nel classico stile: «io non lo voglio, ma se vuoi prenderlo tu…»

«Va bene, alziamoci, lo prenderò dopo…»
Pago ed usciamo dal locale per tornare all’auto e quindi a casa.
Dopo tutto, la bassa temperatura non conciliava molto il passeggiare per il centro.
In auto il silenzio regnava…
In conclusione: che seratona! Una vera soddisfazione per me!
Lo so, potrebbe sembrare che stia esagerando ma chi è nei miei stessi panni capisce bene di cosa sto parlando e sa altrettanto bene che non ho esagerato.
Accidenti, non è trascorsa un’intera settimana da quando è tornata dalla sua “vacanza” e sebbene io ce l’abbia messa tutta o quasi, alla fine siamo alle solite…
Non c’è niente da fare: tutto sommato da single non si sta poi così male. Almeno non si deve lottare con i mulini a vento ersi dalla sfiga fatta persona!
Posso capire che ognuno abbia la propria personalità con pregi, difetti e problemi che si debba avere pazienza e comprensione ma ad un certo punto… Se qualcuno decide di convivere, dovrebbe almeno avere la compiacenza di sforzarsi ad un consono comportamento.
Se è l’occasione di festeggiare un compleanno, perché fare il possibile per rovinare tutto e rompere le palle?
Fra tutte le cose che un genitore dovrebbe trasmettere ai figli, non dovrebbe scordare di insegnarne una molto importante: imparare a stare al mondo!

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Categoria:stress, convivenza, riflessione, ricorrenza, intelligenza
giovedì, 04 ottobre 2007
Avevo già preparato un post per parlare della mia vita che alterna momenti da single a periodi a due… Di quanto sempre più frequentemente questa relazione mi sia difficile da vivere…
Forse non era nemmeno poi tanto male come post ma poi…Questa sera avevo appuntamento con il mio avvocato di fiducia, una donna che porta molto bene i suoi anni. Sposata e madre di due figli adottivi. Da anni mi assiste nelle mie faccende alle prese con la burocrazia legale e sebbene non possa parlare di amicizia, nei suoi confronti ho maturato una certa confidenza oltre che stima per il suo egregio modo di lavorare…
Erano le 18:20 quando sono entrato nello studio; l’appuntamento era per le 18:30 ma detesto arrivare in ritardo. La segretaria gentilmente mi chiede di accomodarmi: «L’avvocato la riceve fra poco».
Lo studio è arredato con uno stile antico e dopo anni ancora mi affascina in qualche modo…
Qualche minuto dopo si apre la solita porta di accesso all’ufficio e vedo l’avvocato che come al solito mi viene ad accogliere.
«Ciao, come va?» Mi chiede con la solita cortesia.
«Bene, grazie… Non c’è male… E lei?». Rispondo mentre le stringo la mano
«Purtroppo male…».
Penso di aver subito cambiato l’espressione del mio viso alla sua risposta…
«Ti avevo detto di mio marito…».
«Sì, certo. Mi diceva che dopo il trapianto si era ripreso molto bene…».
«Sì, ma ora purtroppo ha manifestato una forma di intolleranza al farmaco che deve prendere… Trema tutto, è in carrozzella e abbiamo dovuto ricoverarlo al policlinico…».
«Mi dispiace moltissimo…». A volte mi mancano le parole….
Iniziò a parlarmi un po’ della sua stanchezza in questi momenti difficili… Io ascoltavo… Mi dispiaceva molto vederla così…
«Purtroppo esistono sono due tipi di farmaci per questi problemi: quello più recente mio marito non lo tollera e così ora devono provare con il farmaco più datato ma questo ha diverse controindicazioni… Inopportunamente mi è scappato di dire a mio marito: «E se non tolleri nemmeno l’altro farmaco cosa facciamo?». Lui mi ha risposto: «Mi butto giù»…
Ieri ho aspettato che i bambini andassero via e poi ho pianto.

Mi chiedo cosa ho mai fatto nella mia vita per non meritare di stare tranquilla…
»
«Sicuramente nulla, non deve dire così…»
«Parliamo di lavoro altrimenti mi metto di nuovo a piangere…»
Inizia a leggermi i fogli che ha preparato per le mie questioni legali e mi spiega i vari punti. Io la guardo e mi chiedo come fa… Io, praticamente un estraneo, al pensiero della sua situazione a tratti non riuscivo a concentrarmi sul contenuto dei documenti. Ma tale è la fiducia nel suo lavoro e nella sua onestà che questa mia mancanza non mi preoccupava più di tanto. Mi sforzavo di seguire, di dare il mio parere in maniera sensata ma… La mia principale preoccupazione era su cosa potevo dirle per alleviare il suo dolore…
«Se hai domande fammele pure…»
«No, ormai ne abbiamo già parlato anche in precedenza: lei conosce bene il mio punto di vista ed io so che lei agirà di conseguenza per il meglio».
Non lo nego, ho cercato un po’ di adularla per il modo in cui svolge egregiamente il suo lavoro… Di solito non è da me ma questa sera…
Ribadimmo ancora alcuni punti e poi ci alzammo dalle sedie per salutarci.
Il discorso tornò ancora a suo marito; credo sia umanamente comprensibile…
«A volte mi pare di non farcela più…».
«Allora pensi ai suoi bambini e vedrà che ritroverà le forze…».
«Lo so, ieri sono andata a guardarmeli mentre dormivano… A volte sono forte mentre in altre…».
«È normale… è umana anche lei…».
«Già, me lo ha detto anche la mia assistente…».
«Vede, noi abbiamo una grande possibilità: ogni giorno possiamo decidere di affrontare in maniera diversa la nostra vita… Si faccia forza…»
«Già, anche io l’altro ieri mi sono alzata e mi sembrava di riuscire ad affrontare bene la situazione… Ma ieri invece…».
Ricordai che in precedenza mi disse di non essere molto credente ma che una parente le aveva già fatto notare che le adozioni ed alcuni avvenimenti positivi le erano accaduti in concomitanza di ricorrenze attinenti alla Madonna.
«Cerchi di stare tranquilla, vedrà che ancora la Madonna non si dimenticherà di voi».
«Ora basta altrimenti mi metto a piangere… Sei una persona pura, sono pochi ad essere così ormai…».
«La ringrazio ma… No, non lo sono…».
«Dove stanno ormai i valori? Ora pensano ad avere una gran bella auto, agli abiti firmati, a fare soldi… Anche nel mio lavoro ho dei colleghi che pensano principalmente a fare soldi… Io quando ho di che mi serve per me e per i miei bambini sono a posto…».
«Lo so, i valori sono cambiati ormai…Comunque ovunque ci sono persone che si comportano in qualche modo…».
Continuammo così a parlare un po’… Ad un certo punto le chiesi il nome del marito che io non ho mai avuto il piacere di conoscere. Mi accorsi che non si aspettava questa mia domanda ma passato quell’instante di percepibile incomprensione mi rispose e mi disse anche il nome dei due bambini, sebbene non glieli avessi chiesti. Non mi ha chiesto nulla ma forse qualcosa ha capito… La salutai stringendole ancora la mano e facendole sinceramente gli auguri per la salute del marito, rassicurandola che tutto andrà per il meglio.
Mi ringraziò aggiungendo: «io li accolgo volentieri tutti gli auguri per mio marito».
Mentre tornavo verso casa in auto, ripensavo a lei ed alla sua situazione…
Mi venne spontaneo pregare in silenzio, come mio solito, per lei e per suo marito.
Mi chiedevo cosa potessi fare io se non affidare la salute di suo marito nelle mani congiunte di religiosi che si rendono disponibili a pregare secondo le intenzioni di chi a loro si rivolge.
«Sono a chiedere una particolare preghiera per Guido, marito e padre di due figli adottati che dopo un trapianto di organi ora sta male. Possa guarire presto per il bene suo e della sua famiglia. Grazie di cuore».
Con queste parole mi sono rivolto a chi già in passato ricorsi…
A voi che avete letto queste mie parole maldestre che probabilmente non hanno saputo trasmettere il reale stato d’animo di chi le ha scritte e tanto meno di chi vive questa storia in prima persona, con rispetto per il vostro credo e le vostre idee, mi permetto di chiedere un pensiero e magari una preghiera per questa famiglia. Grazie.
Buona vita.
Postato da: carpetdiem alle ore 00:32 § Permalink § commenti (4)
Categoria:riflessione, preghiera
martedì, 02 ottobre 2007
Una continua ricerca...
Questa è la risposta che in questo momento mi sento di dare all'interrogativo sul senso della mia vita.
Ogni giorno spero di riuscire a trovare quel fine che potrebbe giustificare la mia presenza in questo mondo ma non mi è facile.
Obiettivi, pianificazione...
Se un tempo pensavo di poter regolare i tempi della mia vita ho dovuto presto ricredermi. Ora gestisco così solo il mio lavoro e solo in parte. Mi sono reso conto di quanto sia vana la pretesa di riuscire a realizzare e pianificare ogni proposito... La mia vita è fin troppo influenzata dalle circostanze ed io non posso pretendere di gestire tutto.
Destino...
Esiste un destino? Esistono forse delle grandi linee guida che chi ci osserva dall'alto ha predestinato per ognuno di noi. Esiste però anche la libertà di scelta e di azione. Così credo che ogni meta raggiunta, nel bene o nel male, sia il risultato delle mie scelte e delle mie azioni. Il punto è se in queste sono stato in grado di rispettare quelle linee guida che servirebbero al mio cammino. Probabilmente credo di essermene allontanato ed ora non so dove mi sto dirigendo. Accolgo gli eventi di ogni giorno, li esamino e cerco di capire se in questi posso cogliere qualcosa di significativo per me.
La scelta giusta...
Ovviamente non è facile capire quale sia sempre la cosa migliore da fare. I sani principi e gli ideali... Si fa presto a metterli da parte per i sentimenti, gli istinti interiori e la presunzione di sapere cosa sia realmente giusto o meno. Nessuno può dire se nelle mie scelte ho fatto bene oppure no: qualcuno è forse in grado di essere al di sopra della condizione umana e dei suoi limiti? Ognuno farebbe bene ad impegnarsi per il meglio attinente alla propria vita risparmiando consigli e lezioni di vita agli altri.
Coscienza...
«Ascolta la tua voce interiore...» Non è la prima volta che mi imbatto in parole simili a queste, quasi a decretare che la coscienza sia una, integerrima e che possa sempre saggiamente decidere per il meglio di ciascuno. Forse quella dei bambini, nella loro purezza, sa dirigere i loro passi per il meglio. Ad una certa età però, le scelte fatte in passato cambiano spesso quella voce interiore, ammesso che ancora si faccia sentire. Provare a fare quello che si pensa sia la cosa migliore: non credo rimanga molto altro da fare, nella speranza di non sbagliare più di tanto nelle valutazioni delle circostanze.
Dopo tutto...
Sebbene mi sembra di essere ancora in grado di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, mi chiedo quanto questo mio discernimento non sia in realtà influenzato dal comune modo di pensare, dai principi inculcatemi fin da giovane e dalle mie esperienze.
Se qualche mia scelta non è stata per il meglio a cui poter aspirare, sento comunque che ha lasciato qualcosa di buono in me. Pentirmene? Forse in parte dovrei ma non posso rinnegare quanto di bene mi ha concesso.
La vita continua...
Ciò che è giusto e ciò che è male... Ogni giorno ci si trova sempre di fronte a scelta da fare a volte apparentemente banali altre per presunte svolte fondamentali. La ragione da il suo contributo nel decidere ma spesso le conclusioni raggiunte contrastano con quanto il cuore vorrebbe e poi ci si mette anche quella coscienza che a tratti ancora cerca di sussurrarmi qualcosa.
Vorrei ma non posso... Se potessi... E se poi...
Riflettere sugli eventi, cercare di capire e di percepire perfino le sfumature più tenui, auspicando di riuscire a cogliere quei segni che possono suggerire la via migliore da intraprendere.
Nei tanti dubbi di questa vita, di una cosa sono comunque certo: nel condurre la nostra esistenza non siamo soli. Almeno un Angelo veglia su ciascuno di noi e per chi ci crede, affidarsi a lui è una buona cosa, confidando che venga in aiuto laddove la capacità umana non giunge.
Oggi 2 Ottobre si ricordano i nostri Santi Angeli Custodi: preziosi ausili da riscoprire e non dimenticare.
Buona vita.
Postato da: carpetdiem alle ore 13:28 § Permalink § commenti (2)
Categoria:riflessione, ricorrenza
domenica, 30 settembre 2007
Da tempo non guardavo le pagine di questo blog: è nel mio carattere non tornare al mio passato ed anche queste righe ne faranno presto parte. Eppure ora ho bisogno di fissare un ricordo, qui fra queste pagine perché presto, molto presto, la mia mente lo cancellerà lasciandone solo l’ombra. Non serve forse a questo un diario? Fissare dei ricordi?
Una premessa per coloro che sono facili a scandalizzarsi, a coloro che sono di sanissimi principi ed a coloro che sono troppo giovani per leggere di sesso e dintorni: le righe che seguono non fanno per voi. Cambiate indirizzo nel vostro browser ed andate altrove. Ma se proprio siete curiosi e volete proseguire a leggere… Beh, almeno dopo abbiate la compiacenza di non lasciare fin troppo facili commenti. Grazie.
Erano mesi che non ci pensavo, l’ultima volta le cose non erano proprio andate bene e mi ci è voluto un po’ per riprendermi: rischiare i prossimi anni solo per un inconveniente… Non è il modo migliore in cui vorrei lasciare questa vita che pure mi sta stretta.
Erano mesi, appunto, e ieri sera non volevo restare ancora con la mia solitudine: desideravo compagnia.
«Ciao, mi chiamo Elena, tu come ti chiami?»… «Piacere». Iniziò così, poco dopo averla fatta entrare in auto.
«Che bella musica…» «Ti piace?»
«Sì è molto… Come si dice?» «Rilassante?»
«Sì. Che musica è?» «E’ musica Tai»
Mi indicò dove andare: «qui va bene» mi disse.
Da subito feci una premessa: «non avere fretta, ho bisogno di qualcosa di più…»
«Qualcosa di più… Come? Come un’amica o cosa?» Aggiunse lei.
«Parliamo un po’… Quanti anni hai?» «Ventuno» rispose.
«Giovanissima…» Replicai. «E tu?» Mi chiese.
«Trentanove». «Beh, anche tu sei giovane… Dopo i quarantacinque uno inizia a essere vecchio». Sorrisi… «Sei a tuo agio?». «Sì, va tutto bene».
«Da dove vieni?» «Da Mosca».
«Da Mosca sei finita qui?» «No, prima sono stata in Germania due mesi».
«Gli Italiani sono strani?» «Sì lo sono. Qui molti sono da soli da noi ci si sposa presto. Poi qualcuno mi vorrebbe come amica, qualcuno mi vorrebbe sposare…»
«Beh, sia io che tu penso che di matrimoni non se ne riparli proprio…»
«Da quanto fai questa vita?» «Due anni».
«E non hai paura?» «Sì ma è il mio lavoro. Ho provato altri lavori ma si guadagna poco».
«Ti è mai successo qualcosa di brutto?» «Sì…»
«Per quanto pensi di fare questa vita?» «Non so, forse due anni, poi torno a casa e poi forse ritorno…»
«Sei sposato?» «Lo ero…»
«Sei separato?» «Divorziato…»
«Quando ti sei sposato?» «Avevo la tua età… E’ durato dieci anni».
«Anche io ero sposata, è durato un anno e poi…Non mi amava più».
«Che lavoro fai?» «Mi occupo di elettronica».
«Ah… E dove lavori?» «Ad una sessantina di chilometri da qui».
«Dove abiti?» «Vicino a dove lavoro».
«Tu dividi casa con qualcuno?» «Sì, con un’amica».
«Cosa vogliamo fare?» «Non avere fretta, ti pagherò il tempo che starai in più con me…»
«Vedi, di solito io non cerco questo tipo di compagnia… Questa è la seconda volta e la prima è stato un vero disastro…». Sorridemmo entrambi…
«Va bene. Avvicinati a me…» Fece posto nel sedile e disse: «Ci stiamo, siamo magri…»
Mi avvicinai, lamentandomi per come fosse scomoda l’auto ed intanto sorridevo. Lo stesso diceva un po’ anche lei sorridendo ma mi disse che non voleva andare in un appartamento perché costava troppo…»
Le accarezzai leggermente il viso con il dorso della mano…
Passammo presto ad effusioni più intense che in questa pagina è ovvio non voglia raccontare.
Più volte posi le mie labbra leggermente sulla sua schiena…
Più volte accarezzai il suo viso e lo sfiorai con il mio…
Accarezzai la sua fronte e spostai i suoi capelli… Lei mi guardava.
«A cosa pensi?» «A casa mia, in Russia…»
«Dimmi se ti faccio male…» «Va bene…»
«Mi piace…» «Ti piace?» Mi chiese accennando un sorriso.
«Lo so, per te è normale ma a me piace…» Ancora accennò un sorriso.
La strinsi a me passandole un braccio sotto la vita… Con il viso accanto al suo sentivo il suo profumo…
Lei mise il suo braccio sinistro sulla mia schiena….
In quei brevi momenti io l’amai come da tempo non ho amato.
Ero consapevole che era solo per pochi minuti, che era una professionista… Non mi importava, avevo bisogno di una donna da stringere a me ed amare…
Dopo quei momenti tornammo a ricomporci… Fu gentile anche in quella circostanza…
Ci lamentammo ancora sorridendo per quanto fosse scomoda l’auto.
Sfilò una spazzola dalla borsetta per sistemarsi i capelli… «Ti serve un po’ di luce?» «Sì grazie…»
Accesi l’auto e lo spot luminoso verso di lei… La vidi… Giovane, carina, occhi intensi e neri, i capelli un po’ ramati…
«Elena è il tuo vero nome o è un nome di fantasia?» «No, è il mio vero nome: Lenna in Russo».
«Lenma?» «No Lenna» «Lenna» «Sì…»
«Non mi vuoi pagare?» «Oh, sì… Scusa… Quanto ti devo?»
«Pensavo non volessi pagarmi…» «Ci mancherebbe… Allora quanto ti devo?»
«Sono stata con te mezzora… Fanno cento…» «A però…» Risposi sorridendo…
«Ti ho fatto pure lo sconto, sarebbero centoventi..» Sorrisi ancora e così anche lei…
«Ti sembrano troppi?» «Non sono io che devo decidere quanto ti devo…»
Prese le due banconote da cinquanta e le controllò con l’unghia… Mi venne da ridere…
«Che c’è? Lo sai che una volta mi hanno dato venti Euro fotocopiati?»
«No, non è possibile…» E ancora sorridevo… «Certo, me ne sono accorta solo a casa…»
«L’Italia, veramente è il paese dei fantasiosi…» E sorridemmo entrambi…
Mi indicò dove riportarla… «Qui va bene…»
«Va bene…» E mi fermai…
Mi salutò augurandomi la buonanotte… Ricambiai e scesa ripartii senza girami e senza guardarla nello specchietto retrovisore…
Pochi minuti ma sono bastati per farmi sentire bene…
Eppure fino a quasi un anno fa, non ci avrei mai pensato di stare con una professionista…
Certamente qualcuno che mi conosce bene, non se lo aspetterebbe da me…
Andarne fiero no, non è certo il caso ma non posso nemmeno vergognarmene: sono stato onesto con lei, l’ho rispettata e quello che è successo per me non è stato solo sesso…
Se qualcuno volesse giudicami… Beh, lo faccia pure: io so cosa realmente è stato per me e non mi interessa il giudizio di chi pensa di potermi guardare dall’alto.
Lenna, ancora è nei miei pensieri ed un po’ nel mio cuore… Altro non posso se non esserle grato per quei momenti ed augurarle il meglio per il suo futuro.
Postato da: carpetdiem alle ore 23:50 § Permalink § commenti (4)
Categoria:riflessione, armonia
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